venerdì 30 marzo 2018

Breve promemoria sulla filatura

Generalmente per le conifere si usa il filo di rame, il suo spessore sarà circa 1/3 della circonferenza del ramo.

Per le latifoglie generalmente si usa il filo di alluminio e in questo caso lo spessore sarà di circa 1/2 della circonferenza del ramo.

Quando si toglie il filo:
Non c’è una regola, si deve tenere sotto stretto controllo la pianta a cui si è applicato il filo e appena mostra segni d’incisione sui rami o sul tronco si toglie.

Quando rafiare il ramo:
Si rafia il ramo per prevenire danni a causa delle forti torsioni e anche per proteggerlo da eventuali segnature dal filo, al posto della rafia si può usare anche la tela di juta.
Entrambi i materiali prima dell’uso devono essere messi in ammollo almeno un’ora prima e vanno avvolti molto stretti intorno al ramo. Alla fasciatura si può aggiungere, a ulteriore protezione quando sono usati fili molto grossi di diametro, una gomma agglomerante.

giovedì 29 marzo 2018

Tabella periodo di rinvaso

Essenza Periodo Rinvaso
Abete picea Febbraio - Marzo - Aprile
Acero palmatum Febbraio - Marzo
Acero tridente Febbraio - Marzo
Albicocco Marzo - Novembre
Azalea Dopo fioritura
Bagolaro Marzo
Betulla Febbraio
Biancospino Febbraio
Bosso Marzo

venerdì 2 febbraio 2018

Tips and advice

Gennaio è il mese ideale per i trattamenti preventivi contro i nemici più insidiosi (ragno rosso, cocciniglia, afidi ecc.), in modo da eliminarne le uova dormienti e creare una barriera protettiva prima del periodo primaverile in cui si svegliano tutti i parassiti. Io uso un insetticida a base di olio di paraffina, efficacissimo nella lotta contro la cocciniglia e acari, afidi e mosca bianca.

Possiamo cominciare anche a fare un’accurata pulizia dei vasi che abbiamo intenzione di utilizzare. Questi devono essere svuotati dalla vecchia terra se ancora presente e lavati con acqua calda e sapone. E' utile anche disinfettarli con insetticidi anticrittogamici contro la proliferazione di muffe e funghi.

lunedì 29 gennaio 2018

Malattie e Parassiti

In generale, un bonsai che viene coltivato nelle migliori condizioni di luce, aria e acqua e che vive in un terriccio ottimale difficilmente sarà attaccato da malattie o infestato da parassiti.

Modifiche delle condizioni atmosferiche o, come abbiamo già visto, problemi di annaffiatura e carenza od eccesso di sostanze nutritive possono creare problemi alle nostre piante, fino a causarne la morte.

In commercio esistono molti prodotti per arginare e risolvere tutte le situazioni di pericolo, è necessario però accorgersi per tempo dell’insorgere di qualche problema attraverso i segnali che la pianta ci trasmette.

E’ doveroso quindi dedicare giornalmente qualche minuto per osservare le nostre piante ed, eventualmente, accorgerci dell’insorgenza di patologie o di attacchi parassitari, sapendo che la primavera e l’autunno sono i periodi che hanno la possibilità maggiore di veder insorgere qualche problema.

Di seguito un elenco delle malattie più comuni che possono insorgere sui nostri bonsai:

giovedì 30 marzo 2017

Quando fare la margotta

I tempi sono indicativi e variano a secondo del clima e dalla varietà della pianta.


Essenza
Stagione per margottare
Tempo per radicare
Acero
ESTATE
2-4 mesi
Azalea
PRIMAVERA
3 mesi
Biancospino
ESTATE
5 mesi
Bosso
PRIMAVERA
3 mesi
Carpino
ESTATE
5 mesi
Cedro
PRIMAVERA
5 mesi
Cotoneaster
ESTATE
3 mesi
Faggio
ESTATE - INVERNO
3 mesi
Ginepro
PRIMAVERA
12 mesi
Melo
ESTATE
3 mesi
Melograno
PRIMAVERA
2 mesi
Olmo
ESTATE
1-2 mesi
Pino
PRIMAVERA
12-18 mesi
Salice
ESTATE - AUTUNNO
3-4 mesi
Tasso
PRIMAVERA
3 mesi

venerdì 17 marzo 2017

Omaggio al mio Acero Rosso

Questo Acero Deshojo è in mio possesso dal 1999.

Per i primi anni mi sono limitato solo al mantenimento della forma con potature e al rinvaso quando occorreva.

Nel 2010, con l’aumentare della mia tecnica, dopo un lungo periodo di osservazione e vincendo il timore di rovinare la pianta con la mia decisione, la tagliavo, abbassandola in altezza di circa 10 centimetri.

Molto soddisfatto di quanto ottenuto, proseguivo con il rinvaso,
cambiandole l’inclinazione e rendendola così più sinuosa, sostituendo il vaso con uno nuovo di colore avorio, che ha aumentato la bellezza di quest’Acero.

Nel 2014, in occasione della manifestazione bonsai di Arco di Trento, trovavo finalmente il vaso che cercavo e nel marzo 2015 provvedevo alla sostituzione, con mia grande soddisfazione .

mercoledì 15 marzo 2017

Un accenno sugli stili Bonsai

Il bonsai è un’arte che unisce l’uomo alla natura.

In quest’arte il numero di stili che l’uomo ha evoluto con il passare del tempo sono circa una trentina, raggruppati in cinque stili principali.

Gli stili sono stati classificati in relazione alle diverse prospettive e forme che può assumere la pianta. L’essenziale è che lo stile non vada contro la natura della pianta.

La regola migliore è sempre quella di scegliere lo stile più adatto a riprodurre le forme spontanee e armoniose che la natura crea.

Di seguito alcuni stili:

sabato 18 febbraio 2017

Un Ginepro Trascurato

Nel mese di febbraio 2017, girovagando in un serra specializzata per bonsai, fui attirato da un ginepro chinensis per il suo stato di trascuratezza e di abbandono, sebbene la pianta avesse avuto una prima semi lavorazione d’impostazione.
Il vederla ridotta in quelle condizioni mi spezzò il cuore e per questo motivo la comprai.

Dopo eliminazione dei rami
superflui (1° impostazione palchi)
Arrivato a casa osservai con più attenzione la pianta. Si presentava con il panetto e il tronco zuppi d’acqua, anzi fradici; inoltre le punte delle scaglie erano tutte marroni e il colore della vegetazione molto spento. Era ridotto così male che mi pentii dell’acquisto fatto d’impulso.

Valutata la situazione, decisi di mettere la pianta in serra fredda. Dopo un paio di settimane senza innaffiarlo e senza nebulizzarlo, notai un piccolo miglioramento nella chioma e questo mi convinse che la ragione delle punte marroni delle scaglie era da attribuire alla reazione tipica del ginepro esposto alle temperature rigide.

Visto il miglioramento, cominciai a far pulizia del tronco togliendo la corteccia vecchia e i rami secchi/marci. Cominciai a scoprire il più possibile il nebari per rendermi chiaramente conto della base della pianta.

venerdì 13 gennaio 2017

L'influenza della luna

Un vecchio proverbio recita “Gobba a ponente luna crescente, gobba a levante luna calante”

I contadini si basavano sul proverbio per le semine, per gli innesti o nelle potature ed effettivamente alcuni studi hanno provato scientificamente la veridicità del detto.

In poche parole, si opera con luna calante per favorire la fruttificazione, dato che in questa fase si ottiene un deperimento vegetativo a tutto vantaggio della produzione. Invece operare in luna crescente stimola lo sviluppo e l’allungamento dei rami, ma ricordiamoci che la luna calante tende a spingere verso il basso la linfa.

In generale, in agricoltura si seminano in luna crescente tutti gli ortaggi coltivati o per la produzione di frutti, invece si seminano in luna calante quelli da radice e da foglia, così come in frutticoltura si pota quando la luna cala per favorire un contenimento della vegetazione a vantaggio della fruttificazione.

Innestare e potare sono due operazioni da fare in luna calante. In questo periodo la circolazione della linfa è ridotta e la ferita diventa più sopportabile per la pianta. Questo vale principalmente per la potatura ma anche per gli innesti, che sono pur sempre delle ferite.

mercoledì 30 marzo 2016

Lavorazione del Melograno “Aggiornato alla terza parte della lavorazione”

La storia di questa pianta comincia a maggio 2014: mi trovavo ad Arco di Trento per partecipare al Trofeo Arcobonsai riservato ai club, una manifestazione tra le più importanti per i bonsaisti.


Girando per il mercato specifico per bonsai, tra i vari stand, improvvisamente vidi un melograno. A provocare il colpo di fulmine era stato il tronco: nella mia testa apparve già finito, cioè come doveva trasformarsi a lavoro fatto. Senza pensarci troppo lo comprai.

Voglio illustrarvi la lavorazione per trasformare questo melograno in un austero bonsai: sicuramente il cammino per trasformarlo sarà lungo e con vari livelli di difficoltà.

Nonostante avessi già in mente chiaramente il disegno finale della pianta, frenando la voglia di iniziare immediatamente la lavorazione, ho studiato e valutato altre soluzioni.


Dopo un periodo di riflessione e di osservazione della pianta da più angolazioni e inclinazioni, in fine ha prevalso l’idea iniziale da cui ero stato folgorato: per prima cosa ho travasato il melograno in un vaso da coltura, col suo panetto di terra e senza intervenire in alcun modo sulle radici, visto che il periodo non era dei più adatti, ma ancorandolo con accuratezza al vaso con del filo di rame per renderlo il più possibile stabile in previsione della lavorazione da farsi sul tronco, quindi l'ho collocato all’ombra lasciandolo riposare per 15 giorni.

Segnato il fronte della pianta e individuate lungo il tronco le vene vive e morte, ho eliminato i rami ritenuti superflui, ottenendo così un primo abbozzo della pianta rispetto al disegno finale.

Il passaggio successivo è stato l’inizio della lavorazione del secco: facendo uso di sgorbie, scalpelli e fresatrici assiali ho tolto gran parte di materiale sugherizzato del tronco, arrivando con la sgrossatura al disegno finale, quindi ho trattato la parte lavorata con liquido jin, per preservarlo.


Ad ottobre rifinirò la legna secca, a febbraio marzo farò una prima impostazione della pianta tramite potatura, a giugno imposterò i rami col filo, ritenendo questo il periodo migliore per avvolgere i rami riducendo sensibilmente il pericolo di rottura degli stessi.

Questa è solo la prima parte del lungo cammino che mi aspetta per arrivare al risultato finale.

SECONDA PARTE DELLA LAVORAZIONE

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